La vita sotto il turbante

Il progetto

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’associazione Go5- per mano con le donne
Onlus, che ha lo scopo di aiutare le pazienti in cura presso l’Istituto dei Tumori di Milano,
e la Cooperativa Alice per Sartoria San Vittore e ha al centro il turbante come simbolo di una alleanza tra donne malate e donne detenute.
Sulla base di un modello semplice e innovativo studiato dalla stilista Rosita Onofri della Sartoria San Vittore, realizzato dalle detenute, i turbanti sono disponibili per le malate a fronte di una donazione con lo scopo di raccogliere fondi per i progetti dell’associazione a supporto del benessere psicofisico delle malate.
E non solo: l’iniziativa vuol proporre un messaggio di benessere per chi sta dentro una malattia e per chi sta dentro un carcere e di solidarietà tra donne che soffrono, pur per due motivi diversi.
Il progetto è dedicato a Cristina, socia di GO5 che da subito ha creduto nel progetto e che è
mancata a ottobre 2019.

Abbiamo pensato alle donne in cura…

Moltissime donne sottoposte alla chemioterapia, oltre alle sofferenze dovute alle cure, devono affrontare la perdita dei capelli, uno dei segni tangibili della loro
nuova condizione.
Per quanto si tratti di un effetto temporaneo, spesso non si accettano, si sentono
trasformate in peggio, non si riconoscono.
Ecco, quindi, il ricorso alla parrucca o alla parrucca alternata al turbante e, da
alcuni anni a questa parte, sempre più al solo turbante, peraltro riscoperto anche
dalla moda, come si vede nelle collezioni delle grandi “maison”.
Per una donna in cura, giovane o meno giovane, il turbante può diventare un
compagno di tutti i giorni, non solo perché è pratico e comodo da indossare, ma, se
confezionato con le stoffe adatte, anche un morbido e piacevole ‘guanto’ che avvolge
il capo e che accarezza la testa.
In più consente di giocare con la propria femminilità, magari più sciupata e più
segnata, dando una carica positiva all’umore: un turbante colorato, declinato con
sete, tessuti indiani o africani, abbinato ad orecchini e a un maquillage adeguati,
può aiutare a sentirsi meglio, ad esaltare la bellezza.
Indossarlo, adattarlo al viso o all’abito può diventare come una sorta di rito
quotidiano, che ben si sposa con un concetto importante: non perdere di vista la
necessità della cura di se stesse anche nel corso della malattia e della
chemio/radioterapia.
La cura del proprio aspetto esteriore, della propria bellezza, è un tassello nel
cammino verso la guarigione, perché offre alla donna benessere e conforto
psicologico.

… e alle donne detenute in difficoltà

Il turbante porta le donne in cella fuori dalla cella, in un certo modo oltre le ‘sbarre’,
consente di instaurare un dialogo con la città. Diventa un simbolo di integrazione
tra le carcerate, che si fanno parte attiva per aiutare le pazienti, e il tessuto sociale
che si muove attorno al loro isolamento.
Confezionare i turbanti in modo professionale porta grandi benefici psicologici alle detenute, anche per il fatto di aver confezionato con le proprie mani un capo di abbigliamento ‘utile’ e di aver lavorato per una causa importante: portare in qualche
modo benessere a chi si sta curando. In più, creare in un ambiente di certo non
confortevole, come può essere un carcere, un oggetto che ha un valore estetico, dà
una carica positiva alle detenute. Creare un pezzo unico, mettendo insieme le stoffe
in base al proprio gusto e sensibilità e sapere che questo pezzo unico sarà indossato
da una donna malata con l’idea che è bello e le starà bene e che si sentirà meglio, è
un momento di soddisfazione.
Dietro ogni turbante, poi, ci sono la storia interiore e i sentimenti di chi lo ha
realizzato e questo dà valore ai ’pezzi unici’, diversi l’uno dall’altro, creati da
ciascuna detenuta. Dà valore al loro lavoro artigianale.
Va rimarcato che commissionando la confezione dei turbanti, Go5 associazione di
volontariato-Onlus, offre lavoro alle donne detenute che devono in qualche modo
cercare di avere uno stipendio per contribuire al bilancio familiare (spesso hanno i
figli da mantenere perché il marito è in carcere anche lui).
In conclusione la solidarietà corre su un doppio binario, contribuendo a creare
benefici su un piano psicologico e materiale a donne in difficoltà e che vivono
sofferenze diverse.

Come aiutare il progetto

  • Donando stoffe e/o aiutandoci a trovare privati o aziende in grado di donarci stoffe: servono soprattutto stoffe morbide come jersey, mussole di cotone o lana, seta, adatte alla realizzazione dei turbanti.
  • Organizzando o sponsorizzando eventi di presentazione.
  • Aiutandoci ad aumentare i luoghi ove, chi lo desidera, possa trovare i turbanti.

Dove trovare i turbanti

Per qualsiasi informazione o suggerimento scrivete un’email a
go5permanoconledonne@gmail.com

galleria fotografica

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